Meloni versus Trump: fenomenologia di una sinistra eternamente antipatriottica

C’è qualcosa di più del semplice – e sbagliato – calcolo elettorale nella scatenata e ululante canea di una sinistra che, convertitasi sulla Via di Damasco, ha eletto Trump a nuovo influencer e bandiera dell’antimelonismo internazionale.

Non hanno dubbi i sinistri: Trump ha mentito sempre, ha mentito su tutto, ma questa volta no, questa volta Trump è il campione, senza macchia e senza paura, della candida verità: Meloni ha implorato.

Piace a sinistra l’idea di Giorgia Meloni subalterna, anche se il prezzo da pagare è quello della rappresentazione di un’italietta, incapace di farsi rispettare nel mondo.

Piace così tanto che bisogna negare e stravolgere l’evidenza di un video che, per postura e atteggiamenti, racconta l’esatto opposto: una coriacea Meloni che discute da pari a pari, che afferma categoricamente seppur garbatamente le sue ragioni e le ragioni dell’Italia rispetto ad un Trump silenzioso. (https://m.youtube.com/shorts/hNleosL_3Wo)

Piace così tanto – è più forte di loro – che non sentono scorrere un brivido di orgoglio nazionale quando il Presidente Meloni pronuncia fieramente: “però una cosa se la deve ricordare io e l’Italia non imploriamo mai”, ma, anzi, si rotolano fra lamenti, guaiti, ululati, facili e volgari ironie.

C’è qualcosa di più, ma c’è anche qualcosa che sollecita soverchia commiserazione, compassione e perdono.

E allora che cosa c’è?

C’è il perenne e rigurgitante riflesso pavloviano di una sinistra eternamente anti italiana.

Una sinistra che ha smarrito tutto, ma proprio tutto della sua salvifica, messianica ed escatologica  – ancorchè fallimentare – ideologia originaria, trattenendone solo il guscio vuoto.

Il guscio vuoto di ogni ideologia è, per definizione, privo di vita e idealità, ma è coriaceo e duro, genera continui riflessi pavloviani.

In principio era l’irenica promessa del socialismo: una umanità pacificata senza più frontiere per cui nazioni, appartenenze, tradizioni e identità erano vincoli, lacci e lacciuoli del passato, remore borghesi, sovrastrutture capitalistiche da abbattere sul cammino delle magnifiche sorti progressive dell’umanità.

Poi venne il comunismo reale con la sua carica di brutale, sanguinaria violenza che si scagliò su Nazioni e tradizioni.

In seguito era più banalmente il flusso costante e continuo di denari che arrivavano dall’Unione Sovietica a far anteporre alla sinistra la parrocchia politica alla Nazione.

Poi venne la crisi dell’Unione Sovietica e la sinistra, post sessantottina e quindi già attraversata dal gusto radical chic per l’esotico, iniziò a sollevare ogni vessillo delle più improbabili rivoluzioni sud americane, senza aver mai sollevato, neanche per sbaglio, neanche in occasione delle vittorie ai mondiali, il tricolore.

Ovviamente anche in questo caso i vari vessilli si sollevavano ma rimanendo in Italia…. non si sa mai… e in effetti poi si è saputo!

Poi venne la bandiera arcobaleno, ottima per i girotondini, da tatuarsi sulle “guance gauche” e da esporre nei balconi di case, rigorosamente mai sfiorate da un tricolore.

Infine le bandiere della Palestina, dell’Islam radicale per completare in gloria – si fa per dire – l’involuzione di una sinistra italiana alla continua fuga dalla identità nazionale e ciclicamente rapita dai peggiori vessilli su cui l’umanità è sanguinariamente inciampata.

E oggi il nuovo vessillo anti nazionale, per eterogenesi dei fini, è Trump, il vero e il giusto che sbugiarda Meloni, non è nemmeno la bandiera a stelle e strisce, ma quella maga versus il tricolore.

Il problema non è essere orfani, ma passare la vita da cheerleaders di ogni più improbabile causa perché si è orfani di una ideologia fallimentare che, come unica eredità, lascia il sentimento perennemente antinazionale.

Ma proprio perché c’è qualcosa di più ed è il riflesso pavloviano possiamo compatire e perdonare.

Compatire questi rivoluzionari delle fallimentari rivoluzioni altrui e perdonare una canea ululante e rabbiosa.

Soprattutto perdonare chi non capisce perché non è mai connesso con gli italiani.

Me li immagino, quelli della premiata ditta, quel filo rosso che va da Fratoianni alla Schlein, da Conte a Bonelli, a non capire l’ondata di consensi per Giorgia Meloni.

Pregustavano il calcio negli stinchi per il tramite del nuovo idolo Trump, preconizzavano calo nei consensi e si sono trovati una Nazione intera stretta attorno ad un vessillo da loro mai frequentato: il Tricolore.

Eh sì!

Non è andata in scena l’italietta che, per motivi di parrocchia politica, vi sarebbe piaciuta rappresentata da una leader subalterna, ma è andata in scena la destra: fierezza, orgoglio nazionale, senso di appartenenza, indisponibilità alla subalternità… e gli italiani si sono stretti attorno a Giorgia Meloni e al Tricolore.

Perché per gli Italiani viene prima la Patria, per la sinistra la Parrocchia Politica.

Sconfitti dalla storia, commiserati e perdonati da noi: è il riflesso pavloviano nulla di più, nulla di meno.

 

 

 

 

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